venerdì 26 giugno 2009

SPUNTA LA BOZZA FRANCESE "DONAZIONI AD AMICHE DELL'AVVOCATO"-

Il "Mondo" pubblica il documento in cui si ricostruiscono i vari passi della vicenda
"Cerca di forzare Margherita a rinunciare a contestare le donazioni a terzi"

TORINO - S´involgarisce lo scontro sull´eredità di Gianni Agnelli. E spunta la bozza di un documento in francese, agli atti di un processo a Ginevra, nel quale si attribuisce a Franzo Grande Stevens, l´ex "avvocato dell´Avvocato", il tentativo di «forzare» Margherita Agnelli ad accettare la volontà del padre: cioè trasferire al figlio John Elkann il controllo della società "Dicembre" e, attraverso essa, il ruolo-guida del nonno.
Ma c´è di peggio. Chi parla (o, meglio, chi scrive) farebbe dire al legale torinese qualcosa di assai più grave: «Cerca di forzare Margherita a rinunciare a contestare le donazioni a terzi. Io non so di che tipo di terzi si tratta, ma il mio collega (Grande Stevens, ndr) ha lasciato intendere che potrebbe trattarsi di amanti ("maitresses" in francese) del defunto».
Chi è l´estensore di questa bozza che "Il Mondo" oggi pubblica in copertina"? E che attendibilità hanno quelle parole offensive per la memoria di Agnelli e la lealtà del suo collaboratore? È una vicenda molto complessa intrecciata alla causa intentata a Torino da Margherita per ottenere da Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Siegfried Maron il rendiconto ereditario. Tra il 2003 e il 2004, durante la lite con la madre (poi conclusa con un "patto" in Svizzera), la figlia dell´Avvocato aveva incaricato due legali, l´elvetico Jean Patry e l´italiano Emanuele Gamna (figlio di un ex avvocato della Fiat amico di Gabetti). Nel 2004, i due furono pagati con 25 milioni di euro (peraltro offerti a Margherita dai legali della madre): una somma poi contestata dalla loro cliente.
Nell´ambito di questo contrasto, che ha portato alla causa in Svizzera contro Gamna, e forte del fatto che quest´ultimo non aveva fatturato 15 milioni, il nuovo avvocato elvetico di Margherita, Charles Poncet, aveva avviato una trattativa con Gamna (assistito dal collega Marc Bonnant), contestandogli anche rapporti poco chiari con la controparte. Lo scopo era di concordare, in cambio della mancata denuncia, la restituzione di parte del denaro e la consegna di un "affidavit" (una dichiarazione giurata) nel quale Gamna avrebbe dovuto ripercorrere la storia degli incontri con Gabetti e Grande Stevens.
E proprio nella bozza dell´affidavit, scritta su carta intestata di Poncet, è riportata la sgradevole rivelazione attribuita a Grande Stevens. La "voce narrante" avrebbe dovuto essere quella di Gamna, ma in realtà quel resoconto di 26 punti, elaborato e ricorretto più volte invece da Poncet e da Bonnant, non è mai stato firmato e giuridicamente non esiste.
Ma che credibilità ha allora la frase sulle «maitresses»? Ieri né Margherita Agnelli né Grande Stevens hanno rilasciato commenti, mentre il solo elemento comune tra questa vicenda e la causa per l´eredità è una lettera inviata da Grande Stevens proprio a Gamna, l´11 luglio 2003. In essa si spiega che «dovrebbe essere più facile» trovare un accordo «se Margherita dichiarasse preliminarmente di accettare eventuali disposizioni di suo padre a favore di eredi e/o terzi qualunque sia stata la forma (anche non "sacramentale")». Non si colgono dunque apparenti allusioni a presunte "amanti" dell´Avvocato, mentre in tale contesto il riferimento alle "donazioni" potrebbe far riferimento soprattutto a quella che, nel 1996, Gianni Agnelli compì trasferendo al nipote John Elkann il 25 per cento di "Dicembre".
Sempre ieri infine, riprendendo le anticipazioni di "Repubblica", il settimanale "Panorama" ricostruisce la galassia di fiduciarie e trust che occulterebbero il patrimonio "offshore" di Agnelli. Società coinvolte anche nelle proprietà immobiliari: come la grande villa di Marrakech che, ad esempio, apparterrebbe al trust lussemburghese "Juky" (curiosa assonanza con Yaki, il soprannome di John Elkann)».
Ettore Boffano e Paolo Griseri, la Repubblica 26/06/2009

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