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sabato 13 giugno 2009

"Dica quanto ha preso di eredità"

La figlia dell'Avvocato "Troppo facile nascondersi dietro mio padre "

Gabetti fa sapere di essere "fortemente rattristato per le malevole insinuazioni moltiplicate dalla signora De Pahlen nei confronti di suo padre".

Il riferimento è alla richiesta di trasparenza avanzata dalla figlia di Gianni Agnelli sull'Opa Exor del 1998 e sull'ipotesi, fatta dai consulenti finanziari della signora, che con quella operazione i soci anonimi di Exor (lo stesso Avvocato?) abbiano nascosto all'estero 1,4 miliardi di euro. I legali di Gabetti sottolineano che la causa riguarda solo gli eredi diretti dell'Avvocato e con questo sembrano considerare la vicenda Opa fuori dal processo in corso. Inoltre la vedova di Agnelli, Marella Caracciolo, ha presentato un'istanza in Svizzera perché la giustizia elvetica definisca valida la divisione ereditaria tra la madre e la figlia stabilita a Ginevra nel 2004.

In una dichiarazione diffusa ieri mattina Margherita Agnelli definisce "corretta" la divisione del 2004 ma, fa osservare il suo legale, Girolamo Abbatescianni, "l'articolo 762 del codice civile precisa che l'omissione di uno o più beni dell'eredità non dà luogo a nullità della divisione ma solo a un supplemento della divisione stessa". In sostanza, se in un momento successivo alla divisione dei beni del defunto si scopre l'esistenza di un ulteriore patrimonio, quest'ultimo va diviso tra gli eredi senza rimettere in discussione la spartizione originaria. Così se si accertasse che effettivamente il miliardo e 400 milioni dell'Opa Exor era di proprietà dell'Avvocato, quei soldi andrebbero divisi tra la vedova e la figlia senza invalidare quanto era già stato stabilito nel 2004.

Nella sua dichiarazione in risposta a quella di Gabetti, anche Margherita Agnelli di dice "rattristata". Considera "paradossale" che le si chieda di conoscere l'entità dell'eredità percepita, ciò di cui Gabetti "è perfettamente a conoscenza" mentre "da sei anni la mia unica richiesta è quella di ottenere chiarezza sul patrimonio di mio padre". Poi l'accusa più pesante: "Non capisco per quale motivo il dottor Gabetti si ostini a chiamare in causa mio padre, un uomo straordinario dietro la cui figura è fin troppo facile nascondersi".

rep.it ETTORE BOFFANO e PAOLO GRISERI, 13 giugno 2009

venerdì 12 giugno 2009

ROMITI Cesare

Se ne stava lemme lemme a Mediobanca quando Enrico Cuccia lo spedì a Torino con una missione impossibile: raddrizzare la Fiat.
Cesare arrivò e disse: date a Cesare quel che è di Umberto. E la Fiat sopravvisse. Il mastino fece piazza pulita, sbatté fuori anarco-sindacalisti e fiancheggiatori dei brigatisti. Venne anche Enrico Berlinguer a piangere davanti ai cancelli di Mirafiori ma Romiti non lo fece entrare. Dopo vent'anni d'onesti servigi lascia l'impero, con in premio un forziere pieno e un feudo minore, si fa per dire, la Rizzoli-Corriere della Sera. Pietrangelo Buttafuoco, “Dizionario dei nuovi italiani illustri e meschini” 31/10/1998
catalogo dei viventi

Il signore degli Agnelli

Stando alle ultime dichiarazione dei redditi, il parlamentare più ricco di Italia è Gianni Agnelli (13.666.171 euro), seguito da Silvio Berlusconi (8.633.739 euro) e Giulio Tremonti (5.057.339 euro).
Monica Guerzoni sul Corriere della Sera del 12/3/2002

ricchi e poveri

«I ricchi non sanno quanto i poveri sono poveri, ma i poveri non sanno quanto i ricchi lavorano» (Giovanni Agnelli).
Enzo Biagi, "L'Espresso", 30/5/2002

La crisi inizia nel 1990.

«Dalla Fiat se ne va, o meglio viene spinto fuori, Vittorio Ghidella. E il declino dell'auto, complice anche un po' di cattiva congiuntura, è quasi immediato. Nel 1988 l'auto Fiat registra il suo maggior successo storico. Nell'insieme guadagna infatti 4 mila miliardi. Ghidella va dall'Avvocato Agnelli e gli illustra i risultati, comprensibilmente orgoglioso. E avverte: “Tutti questi soldi vanno immediatamente reinvestiti nell'auto perché sono in arrivo tempi brutti”. L'Avvocato Agnelli sorride e consola Ghidella: “Lei è il solito allarmista”» (Turani).
Giuseppe Turani, ìla Repubblicaî 11/10/2002

Appuntamento alla prossi­ma udienza, fissata per il 30 giugno.

È di nuovo scontro frontale sull’eredità di Giovanni Agnelli dopo il deposito, l’altro ieri al Tribu­nale civile di Torino, delle memorie finali nella causa che vede Margherita Agnelli de Pahlen, figlia dell’Avvoca­to, contro la madre, Marella Caracciolo, due storici pro­fessionisti vicini alla fami­glia, Gianluigi Gabetti e Fran­zo Grande Stevens, e contro il commercialista svizzero Siegfried Maron. Nelle carte, secondo i legali di Margheri­ta Agnelli, ci sarebbero le tracce, ha scritto ieri la Re­pubblica, di un «tesoro na­scosto » da 1,4 miliardi di eu­ro appartenente al padre e non conosciuto all’epoca del­la suddivisione dell’eredità. «Accuse inconsistenti — è stata la replica dell’accoman­dita Agnelli — gli avvocati ri­sponderanno punto per pun­to ».
Nel ’98 l’accomandita Agnelli lanciò un’Opa sulla sua partecipata Exor e aderi­rono, facendo cassa, tutti i soci, compreso Giovanni Agnelli per la quota che, se­condo la memoria, faceva ca­po a fiduciarie. È a questo punto che si sarebbe creata la disponibilità a cui farebbe­ro riferimento le carte depo­sitate dagli avvocati di Mar­gherita.

La replica è arrivata ieri pomeriggio con una nota du­rissima della Giovanni Agnelli & C, l’accomandita che raggruppa tutta la fami­glia «allargata» (da cui Mar­gherita uscì nel 2004).

Mario Gerevini, Corriere della sera 12/06/2009

Caccia al tesoro



GABETTI E FRANZO GRANDE STEVENS HANNO INTENZIONE DI RISPONDERE A MARGHERITA AGNELLI NON SOLO NON RICONOSCENDOLE PIÙ NULLA MA VOGLIONO RICHIEDERE SIA I DANNI DI IMMAGINE CHE LA RESTITUZIONE DI UNA PARTE DELL'EREDITÀ CHE A LEI NON SAREBBE DOVUTA TOCCARE...

[12-06-2009] dagospia